Primo appuntamento


 

Sinceramente sono un po' nervoso.  Non sono mai stato bravo in queste cose, nonostante l'esperienza avrebbe ormai dovuto essermi alleata.  Eppure tutte le volte è come se fosse la prima.  Mi sento stretto nella mia giacca blu, non mi ci sento mai a mio agio.  Però devo dire che mi sta proprio bene..  L'abbinamento funziona, i jeans sono di quel leggero vintage che tanto va di moda, la camicia che con falsa trascuratezza spunta fuori da un lato.  Cravatta, ovviamente, neanche a parlarne.  I capelli sono rasati di fresco, la barba invece no.  Mi dicono che così sono più affascinante.  E stasera voglio esserlo.  Devo esserlo.  Mi accendo un'altra sigaretta per accompagnare il campari dell'attesa. 

In piazza la notte romana è appena iniziata, Trastevere brulica di vita.  Belle signore ingioiellate a spasso con i realizzati mariti, signore non più belle e ancor più cariche di gingilli fiere di passeggiare sottobraccio con i loro giovani accompagnatori.  Fuori da un noto locale un gruppetto di intellettuali amanti del vino aspetta l'inizio di non so quale concerto.  Più in là alcuni studenti proseguono ancora quello che era iniziato come un tardivo e imprevisto aperitivo. 

Tiro una gran boccata dalla sigaretta e mi lascio riempire i polmoni.  È in ritardo, credo.  O forse sono io che sono arrivato troppo presto.  Da quanto tempo sto aspettando?  Mi sembra che siano passate delle ore.  L'attesa mi rende paranoico, comincio a dover scacciare pensieri spiacevoli.  Non le sarà successo qualcosa?  Magari ha avuto un contrattempo, un problema..  Avrà trovato traffico, avrà perso l'autobus.. E se non venisse affatto?  Stupido, restare qui ad attendere quando lei magari ha dimenticato il nostro appuntamento.  O peggio, non vuole vedermi, mi evita.  Dove ho sbagliato?  All'improvviso mi sembra tutto chiaro, sento di aver fallito.

Poi, improvvisamente, cala il silenzio tutto intorno e la vedo.  Cammina disinvolta nei suoi tacchi non troppo alti, lasciando che il suo sobrio vestito color panna ondeggi dolcemente e mostri ad ogni passo la pelle delle sue cosce nude.  I neri capelli meravigliosamente mossi lasciati sciolti e selvaggi, nemmeno un gioiello se non un paio di pendenti semplici e lineari, né un filo di trucco, come a rimarcare di sapere benissimo di non averne bisogno.  Mi vede e mi fa un cenno con la mano.  Sono in tanti a voltarsi al suo passaggio e la cosa mi riempie di orgoglio, perché lei punta dritta verso di me.  Mi bacia sulla guancia e mi sorride, è bellissima.

A cena parliamo di tutto e di niente.  Sembriamo quasi fuori posto in un locale tanto elegante, pieno di persone che mangiano quasi senza parlarsi, e la cosa ci diverte.  Noi invece non riusciamo a smettere di chiacchierare.  Ride alle mie battute e ne fa anche di migliori, mi sembra di conoscerla da sempre.  Siamo spiritosi, intelligenti, divertenti, il tempo passa senza quasi che nessuno dei due se ne accorga.  Lei è una specie di ricercatrice, non ho capito bene, e a quanto mi dice il suo lavoro le sta dando grandi soddisfazioni ultimamente.  Mi scopro più volte a guardarla completamente ammaliato dalle sue parole, potrei restare ore ad ascoltarla.  Ben presto ci ritroviamo soli nella sala e decidiamo di uscire.  Non mi permette di pagare il conto, facciamo alla romana.  Non insisto.

La serata è meravigliosa.  Un fresco venticello le scompiglia continuamente i capelli, che lei rimette a posto con gesti deliziosi.  Lo schiamazzo della gente intorno non ci disturba, e con l'avanzare della notte diventa più lieve.  Continuiamo a parlare, e parlare, mentre passeggiamo per i vicoli sempre più vuoti.  Ci ritroviamo presto a tenerci per mano, incuranti della città che ci circonda.  È ormai notte fonda quando ci sediamo su una panchina male illuminata di una piccola piazzetta.  Mi meraviglio di un posto tanto quieto e isolato in pieno centro, sembriamo essere la sola cosa viva nell'arco di chilometri.  E finalmente ci sorprende un raro momento di silenzio.  La guardo negli occhi, neri e grandi, e mi sembra di avere qualcosa incastrato nella gola.  Con un impercettibile movimento sposta la testa all'indietro e si avvicina.  Non mi serve altro.  Le nostre labbra si trovano nell'oscurità.  Chiudo gli occhi per lasciarmi meglio inebriare dal suo odore, mentre le sue mani mi accarezzano il viso.  Ci stringiamo più forte, sento i suoi piccoli seni premere contro il mio petto.  Lascia che le mie mani esplorino i suoi fianchi, giù, fino ad infilarsi leggere sotto la gonna e godere del velluto delle sue cosce.  Credo di aver smesso di respirare.  Mai mi ero sentito così trasportato da una donna prima.  Dov'eri, angelo mio, prima di oggi?  Come hai fatto a sfuggirmi fino ad ora?  Avrei voluto conoscerti prima, aver già imparato a capirti ed amarti.  Avrei voluto avere più tempo per noi due.  Avrei voluto incontrarti in una situazione diversa.

 

Ho un tuffo al cuore quando finalmente affondo il coltello nel suo fianco.  La sensualità dell'arma bianca si esprime in un soffio nella notte.  Nessun rumore, nessun urlo disturba la nostra quiete.  Solo un sussulto.  Guardo l'ultima, stupita espressione abbandonare quegli occhi meravigliosi.  La stringo ancora, sento una macchia calda allargarsi sul morbido tessuto panna del vestito.  Non dico niente.  Continuo a guardarla negli occhi, a tenerla stretta, come se volessi trattenerla ancora con me.  Passano minuti e il suo respiro è sempre più leggero, diventa sospiro, poi sussurro.  Poi scorgo qualcosa che si spegne lì in fondo.  Credo che sia una lacrima quella che mi riga il viso, sebbene non ne ricordi più la sensazione.  Mi chiedo perché mai qualcuno dovrebbe voler morta una ragazza tanto stupenda. E penso che, per qualche istante, ho creduto davvero di amarla.  Ma è tardi, il mio aereo parte tra qualche ora.  Giusto il tempo di liberarmi del corpo, nel solito modo.  In fondo nessuno mi paga per pensare.  Né tantomeno per innamorarmi.

 

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Ritrovato in una cartella dimenticata del mio vecchio portatile, la data dice aprile 2012 ma a memoria è più vecchio di almeno quattro o cinque anni. Non sarà originalissimo, eppure ha qualcosa che mi ha convinto a buttarlo qui sopra.


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Accompagnare con:
Campari e sigaretta, nell'attesa.

 

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